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Quando arriva un bimbo in casa capita di sentir riportare dicerie legate ai gatti, e in particolare al fatto che potrebbero trasmettere al piccolo malattie o, addirittura, ferirlo o ucciderlo. La verità è naturalmente diversa: il gatto, in cambio soltanto di un pizzico di rispetto, sa infatti essere paziente e dolce con i bambini di casa.
Chi non conosce bene i gatti è solito dire che si tratta di animali solitari, indipendenti e che non amano la compagnia, specialmente dei bambini, verso i quali nutrirebbero sentimenti di indifferenza o, peggio, di ostilità.
Addirittura, molte credenze popolari sostengono che quando arriva un neonato sia giunto il momento di sbarazzarsi del gatto di casa, che potrebbe nientemeno soffocare il bambino nella culla.
Naturalmente non c'è nulla di vero in tutto ciò, e gatti e bimbi possono tranquillamente convivere. Il rapporto con un animale “complesso” come il gatto, può anzi rivestire una grande importanza nello sviluppo intellettuale e affettivo del bambino, a patto che questo venga educato da subito al rispetto dell'animale, del suo carattere e dei suoi spazi.
Nonostante qualche differenza “comportamentale”, i due faranno rapidamente amicizia, imparando a volersi bene; a quel punto il gatto, da parte sua, saprà sorprendere per la sua insospettata delicatezza nell'approccio con i “piccoli umani”.
In questo scenario, è però indispensabile che i genitori spieghino il prima possibile al bambino alcune regole di comportamento per relazionarsi con il gatto nel modo migliore e senza rischi.
Alla base di tutto c'è la comprensione di un aspetto fondamentale: il gatto non è un giocattolo, ma un essere vivente con sentimenti e abitudini da rispettare.
Ad esempio, il bambino non deve mai spaventare il micio, gridandogli nelle orecchie o facendo improvvisamente troppo rumore, ma nemmeno, naturalmente, tirargli la coda o accarezzarlo in modo “aggressivo”. La reazione, in questi casi, potrebbe portarlo a graffiare.
Vediamo, in sintesi, le regole fondamentali che un bambino dovrebbe seguire per una lunga e felice convivenza con il suo amico peloso.
- Quando il bambino è ancora piccolo non farlo avvicinare da solo al gatto, fino a quando non ha imparato - magari con l'aiuto di un peluche - ad accarezzarlo senza tirargli il pelo, i baffi o la coda.
- Quando il bambino è più grandicello deve imparare a rispettare tempi e abitudini del micio, non disturbandolo ad esempio mentre sta riposando.
- Durante i giochi insegnare al bambino a mantenere le mani alla giusta distanza dalle zampe dell'animale, in modo da non rischiare graffi involontari.
- Per la stessa ragione far utilizzare per il gioco semplici oggetti legati a un filo, scelti dal bambino, magari tra i suoi giochi, per stimolare il gatto divertendo allo stesso tempo il piccolo.
- Più avanti nell'età, per una corretta educazione del bambino alla cura del gatto, si può coinvolgerlo nelle attività quotidiane, come la preparazione del pasto o il cambio della lettiera.
Ultima annotazione su eventuali rischi per la salute dei bambini o delle donne incinte, legati alla presenza di un gatto in casa. Anche qui molti i miti da sfatare, primo fra tutti quello riguardante un eventuale contagio da toxoplasmosi, zoonosi che può portare ad aborto o malformazioni del feto. L'imputato principale della trasmissione della malattia è sempre stato considerato il gatto, che in realtà incide per una percentuale ridotta, rispetto ad esempio al consumo di alimenti infetti da parte della futura mamma. E in ogni caso bastano poche e semplici precauzioni per evitare ogni rischio (es. rimuovere quotidianamente la lettiera usando dei guanti e limitare le coccole). Per quanto riguarda i bambini più grandi, riportiamo una ricerca pubblicata sulla rivista New Scientist: quelli che vivono in una casa che ospita anche gatti avrebbero il 30% di probabilità in meno di sviluppare malattie gastrointestinali. Pare infatti che la vicinanza con i mici domestici favorisca l'immunità a un'esposizione ai germi patogeni.
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