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Il gatto di casa d'un tratto non ha più appetito, si fa coccolare malvolentieri o addirittura si è fatto scontroso e a volte soffia e graffia? Il veterinario dice che non ha nessun problema fisico? Forse è solo un malessere temporaneo, o magari è vittima di qualche disagio psicologico. Proprio così, perché anche i gatti, come le persone, a volte vivono periodi di stress che ne alterano l'umore verso l'ambiente esterno. Traumi, choc o drastici cambiamenti della routine quotidiana tra le cause più comuni.
Che fare allora? Ma farlo vedere da uno psicanalista, naturalmente. Non è una burla, gli analisti per gatti esistono sul serio: sono semplicemente dei veterinari specializzati in disturbi del comportamento, e per questo chiamati “comportamentalisti”.
Per saperne di più si può consultare il sito http://www.scivac.it/sisca/, della Società Italiana di Scienze Comportamentali Applicate (SISCA). Si tratta di un'associazione senza fine di lucro affiliata all'Associazione Nazionale Medici Veterinari che promuove la ricerca e l'informazione nell'ambito di nuove aree di studio riguardanti i comportamenti degli animali domestici.
Questi esperti sono in grado di determinare i motivi di malessere psicologico del gatto e di indicare il rimedio, che consiste principalmente nel modificare le situazioni, le abitudini e i comportamenti individuati come fonte del problema.
Per farlo è necessario che lo “specialista” si rechi nell'abitazione in cui vive il gatto e, in presenza del padrone, cerchi di capire come funziona il rapporto e l'interazione tra i due.
Ci riferiamo ai comportamenti del padrone che, a volte, possono involontariamente determinare situazioni di stress e tensione al proprio gatto. Ad esempio le differenze di ritmo e di orario: ovvero, i felini sono principalmente animali notturni che amano riposare di giorno per trovare il massimo dell'energia e della vitalità di sera, proprio quando per gli umani è invece il momento di andare a dormire. Vivendo in casa, nell'impossibilità di andare fuori a sfogarsi “cacciando”, il non avere nessuno con cui giocare in questi momenti può creare dunque frustrazione al gatto. Anche perché è un falso mito che si tratti di un animale solitario che non ama starsene in compagnia. Una possibile soluzione consiste nel lasciargli a disposizione (alternandoli per non annoiarlo) giochi dinamici e stimolanti che lo tengano impegnato nell'attività “notturna”.
Anche un trasloco, o un semplice cambio di mobili in casa, possono creare sconvolgimenti imprevisti nella routine del gatto, che perde così alcuni dei suoi riferimenti olfattivi abituali. In questi casi si può provare a strofinare un panno morbido prima sulle guance dell'animale e poi sulle parti basse dei mobili nuovi, così da trasferirgli una quantità di ormoni felini e farli percepire come familiari.
Una delle cause principali di disturbi “psicologici” tra i gatti è però la convivenza tra due esemplari. Questa può scatenare gelosia e invidia, proprio come tra i bambini, e non è infrequente arrivare a una vera e propria depressione di uno dei due.
A volte il gatto “depresso” tende a sporcare fuori dalla lettiera, forse per attirare l'attenzione, ma un ottimo metodo per escludere invece patologie urinarie consiste nell'uso delle lettiere diagnostiche che assumono colorazioni particolari in caso di anomalie. Prima di accogliere un secondo gatto, meglio comunque cercare di capire se è socievole, se è già stato in compagnia di altri simili e come ha reagito. In ogni caso è preferibile evitare la convivenza forzata tra due maschi.
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