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Il gatto e l’uomo: una storia comune 

La convivenza del gatto con l'uomo inizia con gli antichi egizi, tra cui il gatto era considerato quasi una divinità. Ecco le tappe fondamentali di questo stretto legame.

In base ai ritrovamenti archeologici risulta praticamente certo che nel periodo preistorico il gatto non fosse considerato un animale “domestico”; il rapporto fra gli umani e i felini comincerebbe quindi circa 10.000 anni più tardi rispetto a quello con i cani, risalendo a quando l'uomo sviluppò l'agricoltura (circa 6.000 a.C.) e cominciò a sfruttare l'abilità dei gatti nel cacciare i topi che danneggiavano i cereali immagazzinati.

Nonostante il “ritardo”, il gatto recuperò subito il tempo perduto, diventando molto apprezzato e in alcuni casi persino venerato come l'incarnazione terrena di alcune divinità. Ci riferiamo in particolare all'antico Egitto, dove la dea Bastet, intorno al 3000 a.C. considerata simbolo di fecondità e maturità, era rappresentata come una donna con testa di felino. I gatti erano perciò ritenuti animali sacri e chi osava far loro del male rischiava addirittura la pena capitale. Una volta morti venivano addirittura imbalsamati e sepolti con solennità: a metà ottocento, vicino a Bubastis nel basso Egitto, venne ritrovato un cimitero che ospitava più di 3.000 gatti mummificati!

Una curiosità: questa adorazione fu sfruttata in guerra dai persiani, che si facevano scudo con i gatti in battaglia, certi che gli Egizi non avrebbero fatto loro del male.
La venerazione degli Egizi è forse la più famosa, ma non è l'unico caso: anche in India esistono prove dell'esistenza di una divinità omologa dell'africana Bastet, chiamata Sasti, sempre simbolo di fertilità.

In modo più pragmatico, anche Etruschi, Romani e Greci apprezzavano i felini come animali da compagnia e come “guardiani” dei granai. Da queste culture si diffuse poi a quella araba, dove una leggenda narra che Maometto era così affezionato alla sua gatta Muezza, che un giorno tagliò un lembo della sua veste per potersi alzare senza disturbarla.

Arrivando al Medioevo si entra in un'epoca buia, tanto per gli uomini quanto per i poveri gatti, considerati animali “satanici” in combutta con le streghe e spesso torturati insieme a queste ultime.

Fino agli inizi del '700, nell'Europa cristiana, il 24 giugno (notte delle streghe) era usanza bruciare nelle piazze delle città gatti vivi chiusi in ceste di paglia.
Far di necessità virtù, dice però il proverbio, così negli anni successivi, a fronte dell'enorme diffusione dei topi, i mici riguadagnarono rapidamente il favore generale e vennero accolti come ospiti graditi in tutte le case, anche le più eleganti.

Tra alti e bassi, la convivenza tra uomini e gatti sta dunque andando avanti da parecchio tempo, ma non illudiamoci: sono stati i felini a scegliere di vivere con noi e non viceversa. Sono o non sono gli animali indipendenti per eccellenza?

Il Veterinario on line 


La dr.ssa Eva Spada, dell'Università degli Studi di Milano, risponde ai tuoi dubbi sulla cura e la salute dei nostri amici gatti
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Last update 14/12/2011