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Da sempre gli animali hanno accompagnato l’uomo nella vita di tutti i giorni, sia come aiuto nei lavori sia come compagnia e conforto. Si può quindi dire che la storia del rapporto degli uomini con gli animali si perda nella notte dei tempi; non è difficile, dunque, capire come mai si sia sviluppata quell’intesa così stretta tra il proprietario e il suo amico. Tuttavia è solo nel 1963 che questo rapporto, fino a quel momento solo intuito, è venuto alla luce, dando il via all’era della pet therapy.
Tutto è dovuto allo psichiatra americano Boris Levinston che fece una scoperta tanto incredibile quanto inaspettata: durante un incontro con un bambino autistico, scoprì che la sua capacità di relazionarsi con gli altri migliorava sensibilmente se durante le sedute era presente il suo cane. Da allora iniziò una serie di studi per approfondire l’argomento, che portò ad una maggiore comprensione del fenomeno.
In generale la pet therapy è indicata per quei pazienti che soffrono di ansia o depressone, oppure hanno problemi psichici, di comunicazione, di relazione con gli altri, o ancora per lenire alcuni handicap fisici o disturbi motori.
Gli animali che hanno dimostrato di sviluppare una grande empatia con i pazienti sono molti (ad esempio cavalli, delfini, rapaci), ma in particolare gli animali domestici come il cane, i piccoli roditori (come criceti e conigli) e, naturalmente, il gatto, che viene prediletto nel caso di persone che vivono sole o che non sono agevolate negli spostamenti a causa di difficoltà motorie.
Il gatto, in particolare, con il suo bisogno di ricevere carezze e di giocare e i suoi movimenti accattivanti, riesce a superare la barriera che spesso le persone depresse o ansiose innalzano con coloro che li circondano, le fa distrarre, sorridere e le "costringe" a prendersi cura di loro.
In questo modo il simpatico animale aiuta il paziente a pensare ad altro, a socializzare e a sentirsi utile.
Inoltre è stato dimostrato che la compagnia del gatto è in grado di ridurre il rischio di mortalità nel primo anno dei pazienti affetti da infarto coronarico1.
Il gatto, dunque, diventa dunque un vero e proprio aiuto-terapeuta, che affianca l’operatore sanitario nel processo di cura del paziente.
Le persone che hanno dimostrato un maggiore beneficio dalla pet therapy affiancata alle cure tradizionali sono:
- bambini: la presenza del gatto può diminuire lo stress, l’ansia, la paura, la noia e il dolore determinati dalle condizioni di salute e dalle situazioni derivanti dal ricovero (lontananza da familiari, dalla casa, dalle amicizie, dalle abitudini) in cui il bambino può venire a trovarsi.
- Gli anziani: le Terapie Assistite con/da Animali (TAA) sono molto efficaci nel ridurre la depressione, la pressione sanguigna, l’irritabilità, l’agitazione e nell’aumentare l’interazione sociale negli anziani ospedalizzati o ospiti in case di cura.
- I pazienti psichiatrici: osservazioni sperimentali evidenziano che la presenza di animali presso pazienti psichiatrici promuove l’interazione sociale, la capacità di socializzazione, l’autonomia e il benessere generale.
Dopo gli studi del dottor Levinston, tutta la comunità scientifica iniziò ad interessarsi all’argomento; in Italia, per esempio, sono sempre più numerose le associazioni che si occupano di pet therapy. Per regolamentarle, l’Istituto Superiore di Sanità ha proposto la formulazione di specifiche linee guida nazionali rivolte agli operatori del settore; tali linee guida riguardano la salvaguardia dell'efficacia dell'intervento sanitario, del malato e del soggetto animale, la valutazione delle strutture che promuovono la pet therapy e la verifica della qualità formativa degli operatori.
1A.H.Katcher, Animal companions and one-year survival of patients after discharge from a coronary care unit, 1981, Public Health Rep.
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