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IL BON TON DEL GATTO
  L'opinione comune dipinge il gatto come una animale fiero, indipendente e indomabile.
Ma questo non è del tutto vero; al gatto, effettivamente, piace mantenere la propria indipendenza, ma questo non significa che non possa essere in alcun modo “educato”. Anzi, l'educazione è importante, per evitare che impari comportamenti scorretti e dannosi per lui e per l'ambiente in cui vive.

Il modo in cui il gatto apprende è simile a quello del cane: entrambi vanno educati da cuccioli e ubbidiscono in funzione della ricompensa; ma la differenza sta nel fatto che, mentre il cane col passare del tempo segue il padrone in quanto riconosce in lui un leader, il gatto risponderà sempre e solo se otterrà qualcosa in cambio. In pratica, il gatto ubbidisce per un proprio interesse personale.

Il rapporto con gli essere umani
La prima cosa da insegnare è riconoscere la voce del padrone e il proprio nome, per creare il punto di partenza su cui impostare una relazione. Per far questo bisogna tener presente che i gatti, sebbene riconoscano determinati tipi di suoni, non riescono a distinguere le parole troppo articolate: evitate, dunque di dare al gatto un nome troppo complicato. Quando si parla con il proprio gatto, inoltre, si deve ricordare che il suono usato è a volte è più importante delle parole: tenere un tono calmo e rilassato è dunque importante per poter facilitare la “conversazione” con il proprio amico animale.

La seconda cosa che il cucciolo deve imparare è la convivenza con altre persone. Per questo è necessario abituarlo a stare con la gente, lasciandolo il più possibile con le persone; premiandolo quando mostra segni di socievolezza ed invece sgridandolo con fermezza e coerenza ogni volta che si mostra intransigente o addirittura aggressivo.

Insegnare i giusti comportamenti
Quando il gatto avrà imparato a riconoscere il padrone e a stare con le persone, si può procedere col correggere i comportamenti scorretti che per natura tende ad assumere, come reclamare il cibo quando si è a tavola, frugare nell'immondizia, non usare la lettiera, affilarsi le unghie sui mobili…
Un ruolo importante nell'educazione del gatto sono le punizioni: queste non devono mai essere troppo severe e, soprattutto, mai corporali. Colpire il proprio gatto (anche se in maniera leggera) o prenderlo per la collottola può risultare controproducente: il vostro piccolo amico, infatti, potrebbe incominciare ad avere paura di voi, con l'effetto di aumentare l'aggressività.
È bene, al contrario, sgridarlo con voce ferma, ma solo a patto di coglierlo sul fatto. Se la punizione non è contemporanea all'accaduto, non è utile: il gatto non riuscirà ad associare la colpa e la punizione e tali punizioni non solo non influiranno sul comportamento da correggere, ma insegneranno al micio solamente a temere la vostra presenza scatenando comportamenti di aggressività difensiva nei vostri confronti (diffidenza, tensione, soffi etc).

Infine, bisogna inoltre tener presente che il gatto è un animale molto abitudinario, perciò una volta imposti e decisi degli orari precisi, ad esempio, per i pasti, è bene rispettarli il più rigorosamente possibile.